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giovedì, 22 ottobre 2009

RIFONDAZIONE COMUNISTA IN CALABRIA NON E' UN PARTITO A SOVRANITA' LIMITATA

Costruire la Federazione della sinistra di alternativa

 

In merito al comunicato congiunto dei segretari regionali del Prc e del PdCI, sulla costruzione della “Federazione della Sinistra “ in Calabria, è doveroso precisare quanto approvato dal Comitato Politico Nazionale nella riunione del 12 e 13 settembre 2009 del Partito della Rifondazione Comunista.

Preliminarmente va precisato che quella che si vuole costruire non è una generica “Federazione della sinistra”, come si afferma nel documento dei due segretari calabresi, ma al contrario,  una “Federazione della sinistra d’alternativa”. Non significa voler “fare le pulci”, ma intendersi sulla metodo e sulla natura stessa della Federazione. Per evitare confusioni o pretestuose interpretazioni cito testualmente dal documento. 

La costruzione della Federazione della sinistra di alternativa passa dalla “piena conferma del mantenimento del Partito della Rifondazione Comunista per l'oggi e per il domani” e dalla “costruzione di una soggettività politica avente una massa critica efficace al fine di costruire un polo di sinistra anticapitalista autonomo dal Pd e alternativo al suo progetto strategico”.

Un “processo unitario, di aggregazione delle forze della sinistra anticapitalista e comunista; un processo credibile se basato su un programma realmente alternativo, che coinvolga sin dall'inizio in modo aperto tutte le forze politiche, sociali, culturali, associative, singole e singoli disponibili a costruire un polo politico autonomo dal Pd e portatore di un progetto strategicamente alternativo. Un polo della sinistra di alternativa che - nel quadro delle due sinistre come conferma il voto in Europa - assuma come fondative e discriminanti la connessione tra anticapitalismo, critica al patriarcato, riconversione ambientale e sociale dell'economia, antirazzismo, pacifismo, solidarietà internazionale, lotta contro l'omofobia, critica della politica come attività separata”.

Quindi non un processo, come nella pratica viene proposto dai due segretari regionali, di riunificazione dei partiti comunisti.

Ciò che si propone in Calabria, di fatto, stravolgerebbe sia il percorso avviato così faticosamente dal congresso di Chianciano, di  dialogo a sinistra e che la stessa esperienza delle ultime elezioni europee con la lista comunista, unitaria ed anticapitalista.

L'obiettivo è quello di costruire la federazione della sinistra di alternativa con i protagonisti del conflitto sociale, con tutti quei compagni e quelle compagne che stanno fuori dalle forze politiche organizzate. Collocati nei tanti comitati, movimenti, associazioni, che quotidianamente lottano nelle vertenze territoriali o sociali.

Un'esperienza che parta si dal contributo delle forze politiche che hanno contribuito a dare vita alla lista anticapitalista lo scorso giugno, senza, però, ridurla alla sommatoria o alla unificazione del Prc, Pdci e Socialismo 2000.

E come sostiene il documento del CPN ”se l'alternatività dei contenuti, del programma, delle proposte è l'elemento centrale, non secondaria è la modalità con cui si procede nel dare vita alla Federazione”.

“Si tratta di una proposta unitaria, volta ad archiviare una stagione di scissioni, che può darsi solo come processo partecipato e democratico, che deve coinvolgere a pieno titolo e sin dall'avvio tutte le realtà disponibili sia a livello nazionale che territoriale, recuperando le relazioni e le sperimentazioni della Sinistra Europea; un processo realmente partecipato da costruire sulla base di un lavoro politico comune, articolato e sperimentato nei territori e radicalizzato nei conflitti, a partire dalle lotte per il lavoro e per la giustizia sociale.”

“Per questo è necessario costruire, con tutti coloro che sono disponibili nazionalmente e localmente, assemblee territoriali di presentazione ed articolazione della proposta della Federazione”.

Il contrario, a nostro avviso,  di quello che viene proposto in Calabria.

Il PRC in questo processo, mantiene la sua piena autonomia, compresi, naturalmente, i suoi gruppi dirigenti.

Lo chiediamo al segretario regionale del PRC: quale organismo regionale ha deliberato l’avvio della fase di costruzione della Federazione, nominativi dei  rappresentanti di questo coordinamento provvisorio, le alleanze e la partecipazione alle primarie. Noi riteniamo che bisogna rifiutare le primarie, e bene farebbero tutti i comunisti e in generale tutti i cittadini di sinistra a rifiutarsi di passare sotto queste vere e proprie forche caudine. Il problema non è tanto impedire che sia imbavagliata Rifondazione e in generale la sinistra, il problema è impedire che siano messi a tacere i bisogni dei lavoratori, dei giovani, dei pensionati, dei disoccupati in Calabria.

 Il Partito della Rifondazione Comunista non è a sovranità limitata, il cui limite lo stabilisce il segretario regionale, nonchè capogruppo in Consiglio regionale.  Non siamo proprietà del Segretario regionale.

Il progetto politico dei comunisti e della sinistra per noi deve essere quello della costruzione di una alternativa a questo sistema, per un’altra politica ed una un’altra Calabria.

 

22.10.09

 

FIRMATO

Barreca Danilo – Componente CPR e CPN, Commodari Pino – Componente CPR e CPN, Renato Gianni – Segretario Federazione di Vibo Valentia e componente CPR, Saccomanno Francesco – Componente CPF Cosenza e CPR.

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categorie: news
venerdì, 16 ottobre 2009

VERITA' E GIUSTIZIA SUBITO - CALABRIA LIBERA E PULITA SUBITO

SABATO 24 OTTOBRE UNA MANIFESTAZIONE NAZIONALE

AD AMANTEA (CS)

Con Raduno dalle ore 9,00 sul Piazzale Eroi del Mare

Sul lungomare “Natale De Grazia” di Amantea

Nessuno ci deve più imbrogliare!

BASTA VELENI

DA AMANTEA UNA SOLE VOCE:

Riprendiamoci la Vita, Vogliamo una Calabria Pulita!

 

Nella valle del fiume Oliva è stata accertata la presenza di un fortissimo tasso di radioattività; lo confermano i rilievi effettuati dall’Arpacal per conto della Procura di Paola, dai tecnici del Ministero dell’ambiente e dai Carabinieri del NOE.

 

Al largo di Cetraro è stata accertata la presenza di una nave affondata con tutto il suo carico di veleni, quasi certamente scorie tossiche e nucleari trasportate dalla Motonave Cunski, affondata dalla ‘ndrangheta per conto di bande assassine  e di chissà quali “servizi” nazionali ed internazionali.

 

A Crotone le scuole, i piazzali, le abitazioni sono inquinate da materiale tossici che stanno avvelenando giorno dopo giorno principalmente i bambini. Questo materiale tossico proviene dalla Pertusola, fabbrica dimessa e mai bonificata, da dove sono partite le 35 mila tonnellate di ferriti di zinco ancora sepolti nella sibaritide.

 

A Praia a Mare e nella fabbrica della morte Marlane sono state accertate 40 morti per tumore ed altri 40 colpiti da varie forme tumorali, mentre attorno alla fabbrica, al centro del paese, sono stati scoperti rifiuti tossici sotterrati

 

Di fronte a questi disastri ecologici accertati, ed a quanti altri ve ne sono nella nostra terra e nei nostri mari, finora il governo nazionale non si è mosso per come avrebbe dovuto fare convocandosi in forma straordinaria ed urgente  e stanziando i fondi necessari.

Mentre si preoccupa di far ripartire la scelta nucleare già bocciata dagli italiani.

La lentezza delle iniziative governative incomincia a preoccupare ed a far sospettare tentativi di depistaggi programmati e di disinformazione, come è già avvenuto sulla vicenda della Jolly Rosso.

A risolvere i problemi connessi a questo disastro ecologico ed ambientale non possono bastare la buona volontà e l’attivismo di un Procuratore della Repubblica e di un assessore regionale.

 

Non chiediamo rassicurazioni ma verità provate e dimostrate a tutti noi che siamo i cittadini interessati colpiti da questa immane tragedia.

 

Non ci basta che venga misurata la radioattività presente ad Oliva ma vogliamo che vengano scoperti e portati alla luce tutti i materiali inquinanti sepolti in quella valle dell’inferno.

 

Non ci basta qualche prelievo fatto da una nave “ministeriale” al largo di Cetraro ma vogliamo che i fusti sepolti a 480 metri di profondità vengano tutti recuperati ed analizzati.

Vogliamo che vengano ricercate anche le altre “navi a perdere” affondate nei nostri mari con i loro carichi mortali.

 

Vogliamo che si faccia presto perché la nostra salute è ad alto rischio e sull’economia vi saranno ricadute negative pesantissime.

 

La mobilitazione della popolazione deve essere massima, continua e forte.

 

Le istituzioni locali e regionali , i politici tutti, che fino a ieri hanno fatto finta di non sapere cosa vi fosse nel fiume Oliva, a Cetraro, a Praia a Mare, oggi  devono fare la loro parte e seguire tutti i percorsi necessari a tenere alta la mobilitazione, compreso il compimento di atti eclatanti e formalmente poco ortodossi.

I sindaci in particolare devono vigilare uniti contro ogni tentativo di sottostimare il pericolo e di rabbonire le popolazioni senza ragion veduta.

 

Per tutto questo le associazioni ambientaliste, i sindacati , i comitati di base indicono per

 

 

Per chiedere al governo, alla regione, a tutti gli enti preposti che:

 

venga dichiarato dal governo lo stato d’emergenza in tutto il territorio costiero che va da Maratea ad Amantea e nei siti contaminati come Crotone e la sibaritide

 

che vengano indennizzati tutti i pescatori della costa  e i contadini della valle dell’Olivo e tutte quelle categorie che vivono di turismo

 

che venga effettuata un analisi epidemiologica in tutta la costa tirrenica e in tutta la regione venga istituito e reso pubblico il registro dei tumori

 

che vengano dati mezzi e risorse alla regione Calabria perchè immediatamente vengano recuperate la nave Cunsky davanti Cetraro e la Yvonne davanti Maratea insieme al loro  carico radioattivo e tossico

 

che venga bonificata tutta la valle dell’Olivo nei luoghi indicati e conosciuti dove risultano sepolti i rifiuti

 

che vengano bonificati tutti i luoghi inquinati come il Fiume Oliva, Crotone, la sibaritide, Praia a Mare,

 

che venga riaperta l’inchiesta sulla Jolly Rosso e vengano perseguiti i responsabili del tentato affondamento e si scoprano i responsabili del seppellimento dei rifiuti, delle ditte che vi hanno lavorato, di coloro che hanno depistato più volte l’inchiesta

 

Che venga aperta un’inchiesta per fare chiarezza sulla morte sospetta del capitano Natale De Grazia

 

che vengano ripresi i processi riguardanti i disastri ambientali giacenti nelle varie procure calabresi.

 

ORGANIZZANO:

Comitato Civico Natale De Grazia, Movimento ambientalista del Tirreno, Forum Ambientalista nazionale, CIGL nazionale, CISL E UIL CALABRIA , WWF nazionale, RDB Unicobas nazionale, Rosso Cetraro, Legambiente Nazionale,Valle Oliva-Terre a perdere, Ammazzateci Tutti movimento antimafia,  Comitato Beni Comuni Cosenza.

 

ADESIONI:

Greenpace, Italia Nostra, Collettivo Unical Filol8, Ass. Isca Hotels, Confindustria settore Turismo, Confindustria, Coldiretti, Ass. Confronti, Ass. Aquilone, RDB Nazionale, ARCI Coreca, Federconsumatori, Non spegniamo la luce, Confederazione Cobas, Officina Creativa, Associazione Posidonia, Calabria Europea, Medicina Democratica,Il Manifesto, Ass. Fata Morgana, Donne ecologiste e meridiane, medicina Democratica, Ass. Klipper, Belvedere Giovani, C.s.o.a. "A.Cartella", TerritoRioT, g.a.s. Felce & Mirtillo, Collettivo UniRC, Blog Aiello Calabro e dintorni, Casa della legalità Lamezia T., Il Quotidiano della Basilicata, Ass. Altra Lamezia, circolo culturale Rua sao joao e Algo mas, Collettivo studenti in lotta Lamezia, Movimento Amo Lamezia, Rete No-Ponte, partiti politici, Parlamentari, Comuni e altre Istituzioni.

 

PER ADESIONI ED INFORMAZIONI TELEFONARE PRESSO

LA CAMERA DEL LAVORO CGIL Amantea

 Tel. Fax:  0982.424788 Tel.: 0982.427954

Oppure scrivere a manifestazione@comitatodegrazia.org

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categorie: iniziative
lunedì, 12 ottobre 2009

G8 Genova: sentenza assurda, vergogna di Stato

La Corte di Appello di Genova ha emesso, il giorno dopo aver assolto l’ex capo della Polizia Gianni De Gennaro, la sentenza d'appello del processo a 25 manifestanti accusati di devastazione e saccheggio durante il G8 del 2001. I giudici di secondo grado, pur riducendo da 24 a 10 il numero dei condannati hanno aumentato sensibilmente le pene. Una sentenza, pericolosa sotto il profilo delle garanzie democratiche, perché il reato di devastazione e saccheggio, condanna inflitta a 10 imputati, ora che è stato applicato a manifestazioni politiche, diventa uno strumento adatto a logiche autoritarie di appianamento del dissenso e del conflitto sociale. Oltretutto e' una figura di reato sfuggente e assai opinabile. Chi può infatti fissare con certezza il confine fra il “semplice” danneggiamento, punito con pene ragionevoli, e la devastazione e saccheggio? Si tratta di una norma civetta, celata nell'ordinamento democratico, ma può essere impugnata secondo una logica che democratica non è. Che ne siano consapevoli o meno, la Corte di Appello di Genova ha avallato una concezione autoritaria della pena. I 10 imputati e condannati per il reato di devastazione e saccheggio sono stati individuati a molti mesi di distanza, tramite foto e filmati, e si è loro contestato un reato che nessuno ricordava più nelle aule di giustizia, visto che negli ultimi decenni è stato utilizzato solo in rari casi riguardanti azioni teppistiche di gruppi di tifosi e mai per manifestazioni di piazza. E' stata una pietanza servita a freddo. Qui si arriva alla “vendetta preventiva”. In questi lunghi otto anni abbiamo detto di chiamare le cose con il loro nome e allora diciamo senz'altro che i processi genovesi sono processi politici. Lo sono perché il G8 del 2001 è stato un punto di svolta nella storia recente d'Italia e perché chiamano in causa i massimi vertici delle forze dell'ordine e il potere politico per palesi e reiterate violazioni dell'ordinamento costituzionale. Tutto quello che è avvenuto in questi anni nelle aule del tribunale di Genova e, sul piano politico, intorno ai fatti del G8, è un palese tradimento della lettera e dello spirito della Costituzione. A Genova per più giorni furono soppresse le garanzie costituzionali, fu abiurato lo stato di diritto. Se la Costituzione fosse cosa viva, animatrice giorno per giorno della nostra vita pubblica, il dopo Genova sarebbe stato un cataclisma giudiziario e politico. Avremmo visto ministri e presidenti del consiglio chiedere scusa alla cittadinanza e alle vittime di tutte le violazioni compiute dalle forze dell'ordine. Tutti gli operatori coinvolti nelle operazioni sarebbero stati sospesi, i massimi dirigenti allontanati. Qualcuno sarebbe stato anche licenziato. Il parlamento avrebbe avviato un'inchiesta e progettato leggi di riforma delle forze dell'ordine. Il tema delle libertà civili e del diritto al dissenso sarebbe stato percepito come un'autentica emergenza democratica. Come ben sappiamo, niente di tutto questo e' avvenuto.
La verità , temo. è che la nostra Costituzione è come morta. Non anima più la vita istituzionale, non è il il faro che illumina il parlamento, i tribunali, la vita di tutti i giorni. C'è ancora tempo per rimediare? Tutti noi lo speriamo, ma dobbiamo davvero chiamare le cose con il loro nome ed essere tutti consapevoli di qual è la posta in gioco: il futuro, se non il presente, delle garanzie costituzionali.
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categorie: news
martedì, 06 ottobre 2009

SIAMO TUTTI SULLO STESSO TETTO!!

Ferrero, Prc: Alstrom di Colleferro. Piena solidarietà con i lavoratori dell’Alstom. Chiedono giustamente risposte concrete sui loro posti di lavoro.
martedì 06 ottobre 2009

Dichiarazione di Paolo Ferrero, segretario nazionale del Prc-Se.

Esprimo la mia piena solidarietà con i lavoratori dell’ALSTOM di Colleferro, che giustamente chiedono risposte concrete sul futuro occupazionale della loro azienda. Il presidio attuato davanti allo stabilimento è finalizzato ad aprire una trattativa vera che garantisca i posti di lavoro, proprio quello che ad oggi non è avvenuto. Il governo, invece di fare chiacchiere e scudi fiscali a favore dei mafiosi, si dia da fare: garantire i posti di lavoro.
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Calabria: Rifondazione comunista verso la rottura con Loiero


Come anticipato da questo blog nelle scorse settimane tra Loiero e Rifondazione comunista saimo ormai ai titolo di coda. certo ancora nulla è stato deciso, tutto è da discutere. Magari potremo fare una bella discussione sul ruolo che Rifondazione comunista ha svolta in questa legislatura in calabria. quali gli atti politici che hanno caratterizzato l'esperienza di governo del prc in Calabria?

Intanto pubblico questo articolo tratto da reggiotv.it a firma di Mario meliadò

…E sì: non potevano essere solo i Democrat più o meno scazzottatori a creare scompiglio nel centrosinistra… Così, ieri Rifondazione comunista ha dato corpo, a Roma, a un delicatissimo confronto sul cosiddetto “caso Calabria”. E sì che il segretario nazionale, l’ex ministro Paolo Ferrero, più volte aveva “dato l’avviso” sull’incongruenza calabra e su quel discutibile appoggio alla giunta Loiero (peraltro, più volte concesso e ritirato nel corso della legislatura)…
Ieri, un primo passo formale verso una clamorosa rottura doppia: verso Agazio Loiero e verso i Comunisti italiani (coi quali i rifondatori, almeno in teoria, avrebbero un “patto di ferro” che le rispettive segreterie nazionali vorrebbero sfociasse in un vero e proprio partito comunista unico…).
Ferrero e l’intera segreteria nazionale del Prc hanno incontrato, nella capitale, il segretario calabrese & presidente della Commissione regionale antimafia Nino De Gaetano insieme ai rappresentanti delle 5 Federazioni provinciali. Perentorio l’ordine in arrivo dalla struttura centrale: a 6 mesi dal voto addio Loiero!, addio centrosinistra!
E manovra d’avvicinamento a una condizione terzo polista tutta da definire…

La decisione è, per così dire, <abbozzata ma definitiva>. Perché in un partito gerarchizzato le scelte di fondo si discutono insieme ma, una volta adottate…
Formalmente la scelta non è comunque ancora “dietro le spalle”: entro i prossimi 10 giorni dovrebbe essere convocato un decisivo Comitato politico regionale, al quale De Gaetano dovrà relazionare evidentemente sulla ferma richiesta del leader nazionale. A seguire, l’ulteriore formalizzazione del distacco, che Roma vuole soprattutto per il preteso sfacelo nella Sanità e in altri segmenti-chiave.
Nessuno, certo, può però dimenticare alcune posizioni altalenanti tra le fila rifondatrici ma soprattutto quella di "alleati di ferro" del Governatore, diciamo così, di due assessori come il rifondatore Damiano Guagliardi e, in casa dei cuginetti del Pdci, dello stesso segretario calabrese del partito Michelangelo Tripodi
Difficile dunque che la decisione passi inosservata.

E se portata fino alle estreme conseguenze, potrebbe portare a un Prc alle Regionali per i fatti propri; separato cioè non solo dal resto del centrosinistra, ma anche da Comunisti italiani che difficilmente potrebbero sconfessare l’operato di Loiero, proprio loro che sono stati in giunta dal primo giorno di questa Giunta regionale ininterrottamente con lo stesso uomo.

postato da: clandestino30 alle ore 13:48 | link | commenti
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lunedì, 28 settembre 2009

Il sud, la crisi, il partito

In risposta all'appello pubblicato ieri da "Il quotidiano della Calabria" Una nuova sinistra per il Mezzogiorno pubblico su questo blog un documento per arricchire la discussione.

IL SUD LA CRISI IL PARTITO

 

Premessa

L’ultimo rapporto SviMez sulla Calabria del mese di maggio ‘09 e quello più generale sul Meridione d’Italia  confermano che la crisi economica nel Mezzogiorno è strutturale e di sistema ed ha origini verso la metà degli anni ’90. Questi indicatori economici collocano il Sud tra le realtà economicamente più arretrate d’Europa. Lo stesso dato che forse non casualmente ha caratterizzato il recente voto europeo: proprio le zone più povere d’Europa, meridione d’Italia incluso hanno portato alle urne meno del 50% degli aventi diritto di voto. La gravità della situazione inoltre è rappresentata dal fatto che in questi territori non vi sia consapevolezza del ritardo accumulato in questi anni.

Tutto questo in un quadro politico dominato dalla clientela politica, dove il ricatto occupazione rappresenta la leva per la costruzione del consenso elettorale. Non cogliere questa drammatica situazione equivale a rinunciare al tentativo di “abolire lo stato di cose presenti”.

 Anche perché la legge sul così detto Federalismo fiscale voluta da Bossi e approvata con il tacito consenso del Pd ridefinisce competenze e funzioni degli Enti Locali, all’interno dei vincoli economici e di bilancio fissati dalla burocrazia europea che ovviamente non rispondono ai bisogni popolari ma alle esigenze delle banche e del neo capitalismo.

 

L’inganno della prospettiva dello sviluppo

 

Negli ultimi dieci anni abbiamo assistito ad una costante enunciazione da parte del ceto politico meridionale che preannunciava la definitiva uscita dal sottosviluppo. Al contrario possiamo oggi registrare un sostanziale fallimento delle politiche di “programmazione negoziata” Ue/regioni,  anche grazie al fatto che di diceva di voler combattere il sottosviluppo lo ha in realtà alimentato proprio per trarre vantaggio dall’arretratezza del Sud. Oggi la classe politica meridionale si batte perché il Sud resti nell’area obiettivo uno in modo che continuino i finanziamenti europei.

Le attività industriali collocate nel Mezzogiorno sono pressoché inesistenti, e quando sono presenti, sono in fase smantellamento, il tasso di disoccupazione tende ad aumentare, cresce il divario tra il nord e il sud d’Italia, è in aumento l’emigrazione giovanile, soprattutto quella ad alta formazione; il quadro si aggrava maggiormente se si parla di occupazione femminile. Una famiglia su tre vive ormai sotto la soglia di povertà.

Molte delle lotte più significative di questi ultimi anni, da Scanzano a Melfi, da Acerra a Termini Imerese, passando dalla lotta contro la costruzione del Ponte sullo Stretto si sono svolte al Sud. Queste mobilitazioni mettono in evidenza come nel Meridione la questione “del conflitto di classe” così com’è stata conosciuta nel novecento non esiste più! Al contrario la marginalizzazione del conflitto di classe, unita all’attacco ai più elementari diritti dei lavoratori realizzato attraverso la legge 30 ha prodotto, in questi ultimi anni l’espulsione dal mondo del lavoro di centinaia di migliaia di lavoratori.

La crisi delle politiche neoliberiste ci dice che questo sistema economico ingiusto è ormai arrivato al capolinea e, soprattutto nel Mezzogiorno non ci sono politiche riformiste in grado di invertire la tendenza. È necessaria invece una rottura doppia rottura a partire dalle pratiche di concertazione e di conseguenza nella costruzione del conflitto sociale.

È evidente quindi, che un nuovo partito localista, sudista o costruito su base etnica non rappresenterebbe la carta vincente, non si propone affatto una nuova questione meridionale contrapposta alla questione settentrionale o alla questione operaia, ma a questo punto è utile elencare prima di tutto, cosa non serve al Mezzogiorno.

Il Sud non ha bisogno di politiche industriali, non ha bisogno di nuove infrastrutture, non ha bisogno di altro cemento. È necessaria una netta inversione di tendenza: programmare ad esempio il recupero dei centri urbani oramai spopolati creando una rete di urbanisti, geologi, economisti previa messa in sicurezza dei territori istituire un’agenzia per la produzione energetica alternativa (energia solare, biomasse), moratoria opere ad alto impatto ambientale, mappatura e riqualificazione dei servizi sociali essenziali a partire da scuola e sanità, valorizzazione dell’agricoltura biologica.

 

 Il ruolo di Rifondazione comunista

 

Per fare tutto questo può essere utile un partito oppure no? Se si quindi un partito comunista cosa dovrebbe fare come attività principale?

A sud opera tutt’ora una classe politica che trasversalmente opera per il saccheggio di risorse pubbliche, in larghissima parte espressione diretta delle cosche della ‘ndrangheta totalmente asservita alle logiche del potere romano. La burocrazia è diretta emanazione degli apparati politici, proviene prevalentemente dalla media borghesia meridionale parassitaria e privilegiata, che come nelle più antiche dinastie, spesso succede a se stessa nei pubblici uffici. La magistratura, spesso, è a dir poco sonnolente,  contribuisce con un atteggiamento superficiale e pressappochista all’annientamento dello  “Stato di diritto”. I territori meridionali sono tra i più controllati d’Europa sia per quanto riguarda la mole di intercettazioni telefoniche autorizzate dalle Procure sia per presenze sul territorio di operatori di p.s. (la media in Italia è di 1 operatore di p.s ogni 261 cittadini, in Calabria, ad esempio è di uno ogni 175 cittadini).

Le elezioni, pertanto, nel meridione d’Italia sono ormai un’inutile esercizio, che non servono né per scegliere, né per decidere.

Compito dei comunisti e quindi del Partito della Rifondazione comunista a Sud è quello di liberare i territori meridionali dal sistema affaristico -mafioso che domina incontrastato.

Per fare questo bisogna due cose; la prima si può fare subito ed è paradossale! I comunisti al Sud devono avere il ruolo di fare rispettare il così detto “diritto borghese”. Questo compito deve essere soprattutto prerogativa di chi sta nelle istituzioni, visto che appunto una delle funzioni degli eletti e proprio quella del controllo. Ad esempio i nostri eletti come hanno controllato la gestione dei Fondi europei?

La seconda è più di lungo periodo: proporre una nuova legalità, costruita dal basso, contro la corruzione, le clientele, gli sperperi. Per fare questo dobbiamo aprirci alla società reale, contribuire a costruire e fomentare ogni movimento rivendicativo, essere parte dei processi di cambiamento. Non possiamo solo vivere di elettoralismo per poi morire nelle istituzioni.

Per fare questo il Partito centrale deve rivolgere, non solo a parole o in prossimità dei congressi,  maggiore attenzione al Sud.

 È necessario al più presto convocare una conferenza meridionale del Partito, in quanto è urgente costruire un punto di osservazione e di proposta politica originale che metta nelle condizioni di dare un coordinamento stabile alle strutture regionali meridioni del partito e che individui le priorità d’azione a partire dal rilancio del cosi detto “Partito sociale” che a tutt’oggi non ha ancora avuto una declinazione reale sui territori (tranne rare e positive eccezioni).

Infine serve reale radicamento del Partito nella società, per fare questo è necessario un investimento politico ed umano concreto. Se invece si proseguirà così com’è stato fin’oggi si continuerà ad avere al Sud un partito che pensa solo a come stare nelle istituzioni ed a  come auto conservarsi, le decisioni saranno sempre prese da una ristretta oligarchia che forte del consenso elettorale, determineranno la costruzione dei gruppi dirigenti e di conseguenza le scelte politiche.

Se si vuole invertire questa tendenza bisogna costruire al Sud gruppi dirigenti liberi dal ricatto occupazionale e utilizzare meglio i nostri eletti a tutti i livelli e far si che ci siamo anche un momento di verifica del lavoro svolto, cioè di quanto e come legiferato, approvato o respinto nelle varie assemblee elettive.

Il Meridione d’Italia è strategico per il radicamento del partito e per il rilancio di rifondazione comunista è da qui che può ripartire il cambiamento. È questa la sfida che dobbiamo saper affrontare, non con proclami, riunioni interminabili di ceto politico, ma con comportamenti concreti e coerenti a partire da chi ci rappresenta nelle istituzioni.

 

Danilo Barreca

Comitato politico nazionale

Rifondazione Comunista

Meridione d’Italia settembre 2009

 

postato da: clandestino30 alle ore 12:47 | link | commenti
categorie: attività
sabato, 26 settembre 2009

Calabria: Rifondazione verso la rottura con Loiero?

Il segretario di Rifondazione Comunista, Paolo Ferrero, sceglie Affaritaliani.it per dettare le condizioni al Pd e alle altre forze del Centrosinistra in vista delle elezioni regionali del prossimo anno. Farete un accordo? "Dipende da due fattori: la questione morale e i contenuti, cioè se c'è un programma per poter uscire dalla crisi. Quindi sanità pubblica, interventi sugli ammortizzatori sociali e di politica industriale".

"Ovviamente - spiega l'ex ministro della Solidarietà Sociale - questo discorso vale Regione per Regione. Se in una Regione ci viene proposto un presidente che ha dei problemi sul piano morale e con un programma cattivo non facciamo l'accordo. Se invece ci viene proposto un buon presidente con un buon programma facciamo l'intesa".

E Vendola? Lo sosterrete? "Non sta nelle nostre mani la discussione su Vendola. Noi non siamo più nella maggioranza in Puglia, perché il Governatore ha lavorato per allargare all'Udc e alla Poli Bortone. Quindi su Vendola è una partita interna al Partito Democratico. Vedremo...".

da affaritaliani.it

postato da: clandestino30 alle ore 13:16 | link | commenti
categorie: attività
martedì, 15 settembre 2009

BERLUSCONI E IL GRANDE BLUFF....

IL GRANDE BLUFF DI BERLUSCONI E VESPA

Chi si muove e cosa c'è dietro la puntata di Porta a Porta di stasera? Chi l'ha ideata e perche? Da Publitalia ad Antonio Marano, da Vespa a Berlusconi, tutti i retroscena del più grande bluff dell'Italia televisiva...

E' vero, oggi il governo "consegnerà" le case ai terremotati. Le consegnerà in diretta tv, solennemente, nel Vespasiano più famoso d'Italia -"Porta a Porta"- dove andrà in scena, per l'occasione, il solito bluff di Berlusconi che, così, potrà dire di aver mantenuto l'ennesimo impegno. Un grande bluff appunto, poiché, come tutti sanno e soprattutto gli aquilani, Berlusconi consegnerà case - quelle di Onna, unico comune che ha ottenuto una deroga al piano c.a.s.e. tanto sbandierato dal governo - che in realtà sono state donate dalla Provincia di Trento. Case non sue (del governo) insomma. Come non sua (del governo) è la scuola costruita con la sottoscrizione di "Porta a Porta" (che guarda caso verrà inaugurata oggi) su cui si spargeranno fiumi di retorica. E come non sue (del governo) sono i prefabbricati di San Demetrio nei Vestini consegnati il 22 agosto e donati dal Trentino. Da notare che il 22 agosto, a San Demetrio nei Vestini, non era presente nessun membro del governo ma soltanto un esponente della Protezione Civile, Bernardo De Bernardinis. Sì, perché il 22 agosto gli italiani sono al mare e il ritorno mediatico della messinscena sarebbe stato minimo rispetto al gran fragore che gli effetti speciali sapranno garantire domani, su Rai1, a settembre inoltrato. Certo, tutto questo ha un costo e lascia tanti cadaveri lungo la strada. Come quello di Ballarò, sacrificato sull'altare della grande mistificazione, di un'operazione pianificata già all'indomani del G8 e in ogni minimo dettaglio dalle teste d'uovo di Publitalia e da Antonio Marano, vicedirettore generale, secondo cui lo spottone di domani serve a "valorizzare un momento importante per il Paese". Che poi Floris non sia d'accordo e che consideri la cancellazione di "Ballarò "un atto immotivato" poco importa. E non importano nemmeno le rimostranze di Ruffini, direttore di RaiTre: "Mi spiace per la Rai non essere stato ascoltato". E mentre per il 19 settembre, la Federazione nazionale della Stampa, convoca tutti a Roma per manifestare a difesa della libertà di stampa, ossia dell'articolo 21 della Costituzione; e mentre piovono adesioni - oltre 300.000- a sostegno della petizione di Repubblica; e mentre la stampa internazionale denuncia giorno dopo giorno la condizione di asfissia che vive la democrazia in Italia, Berlusconi e Vespa domani daranno vita al loro gioco più sporco e pericoloso. Già, perché i rischi ci sono e gli italiani potrebbero accorgersi del grande bluff, del tentativo di giocare sulla pelle degli aquilani e, perdipiù, oltraggiando la memoria delle vittime del terremoto. Ma come si dice: lo spettacolo deve continuare..

postato da: clandestino30 alle ore 13:28 | link | commenti
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mercoledì, 09 settembre 2009

BEN SCAVATO VECCHIA TALPA!!

Comunicato stampa

 

A leggere il documento dei quattro segretari, relativo al dibattito congressuale del PD, una domanda nasce spontanea: perché non vi iscrivete al PD per determinare l’andamento del dibattito di quel partito?

Cui prodest? Perché, è alquanto singolare che i quattro segretari, dei partiti maggiori della sinistra, si preoccupino più delle sorti del PD, che di quelle proprie.

Evidentemente, questa è la conseguente conclusione, l’unica e sola preoccupazione che li assilla è la salvezza propria, non del partito,  quella dei calabresi manco a pensarne.

Interveniamo in quanto militanti del PRC, quindi, soggetti titolati ad intervenire in merito alle posizioni politiche che esprime il segretario regionale del PRC, il quale, preliminarmente, ci deve spiegare quale organismo dirigente lo ha autorizzato a firmare un documento nel quale si afferma che “ritiene opportuno ribadire che appare naturale la ricandidatura a Presidente di Agazio Loiero”.

Ritornando al merito del documento, riteniamo che non si pratica con queste modalità l’autonomia dal PD, per come sancito nei documenti approvati dagli organismi nazionali del partito.

Evidentemente la lezione del governo Prodi ed i risultati dell’Arcobaleno alle politiche del 2008, continuano a non insegnare nulla. Si continua ad agire come se nulla fosse accaduto.

Noi continuiamo a sostenere che questa coalizione ha fallito e che è necessario voltare pagina per dare una speranza concreta di cambiamento ai calabresi.  

Non si può continuare con l’agitare la paura della vittoria del centro destra per mascherare i fallimenti di questo Presidente e della sua maggioranza, anche perché vorremmo che il Segretario ci spiegasse, come cantava Giorgio Gaber; Ma cos'è la destra cos'è la sinistra”, con riferimento alle politiche di questa giunta regionale.

Non si può occultare quanto è avvenuto nel corso di questi anni di “governo” (sic!) di centro sinistra, per intenderci: la questione morale, la ‘ndrangheta che estende sempre di più il suo controllo sul territorio, la devastazione ambientale del nostro territorio, la depurazione, lo stato disastroso della sanità, la drammatica situazione economico – sociale, la ripresa della biblica emigrazione dei giovani diplomati e laureati, e per ultimo, la scelta della primarie.

Non possiamo abdicare a praticare la nostra alterità, ad essere punto di riferimento per tutte/i coloro che pensano che è possibile un reale cambiamento in questa regione, che metta la parola fine all’intreccio politica, affari, ’ndrangheta e massoneria ed al rinascente feudalesimo.

Non possiamo consegnare ad altri la bandiera del riscatto e del cambiamento, perché se così sarà la nostra storia è finita, perché termina il nostro ruolo e la nostra funzione. 

Dobbiamo assolutamente rompere questo sistema e con esso. Chi ci rimette è la libertà, la democrazia, qualsiasi possibilità di riscatto, di progresso sociale e civile.

Il progetto politico deve essere quello della costruzione di una alternativa a questo sistema che mette insieme la sinistra, comunista e non, e tutti quei soggetti, organizzati e non, che vogliono costruire una Calabria migliore.

 

8.9.09

postato da: clandestino30 alle ore 12:39 | link | commenti
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sabato, 15 agosto 2009

CALABRIA: NO ALLE PRIMARIE OBBLIGATORIE FERMIAMO IL GATTO E LA VOLPE

La legge regionale “Norme per lo svolgimento di elezioni primarie per la selezione di candidati alla elezione di presidente della giunta regionale”, approvata nell’ultima seduta del Consiglio regionale, voluta fortemente dal duo Loiero-Bova, che impone per legge le elezioni primarie per la scelta dei candidati alla Presidenza della Giunta regionale, è un attentato alla democrazia ed uno stravolgimento della Costituzione della Repubblica Italiana.

La Costituzione Italiana all’art. Art. 49 prevede cheTutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”.

Con la scelta operata dalla maggioranza di centro sinistra in Consiglio regionale, si sancisce la fine dei partiti in quanto libere associazioni di cittadini, che potevano liberamente scegliere di svolgere le primarie.

Si annulla questa libera scelta perché si impone per legge, a tutti, il metodo della selezione dei gruppi dirigenti. Si realizza in Calabria una democrazia autoritaria, presidenzialista e populista, che ammantata da una falsa ed inesistente partecipazione, annulla la democrazia dal basso e concentra il potere nelle mani di pochi feudatari, proprietari dei simboli e signori delle tessere. Questa è la logica conclusione di un processo avviato da anni in Calabria.

Il bipolarismo imposto per legge. Quel bipolarismo che fa vincere Berlusconi in Italia.

Loiero e Bova, sono riusciti in Calabria a realizzare ciò che non è riuscito al Cavaliere in Italia: il presidenzialismo. Forse, pensano, che in questo modo consolidano il loro potere per l’eternità. Falsa illusione, come la storia dimostra e come il futuro non si attarderà a dimostrare. 

Hanno sancito che chi vince le primarie è il capo e lo sarà per cinque anni. Tutti dovranno accettare le sue scelte.

L'intera faccenda è una truffa ed un'americanata.

Bisogna rifiutare le primarie, e bene farebbero tutti i comunisti e in generale tutti i cittadini di sinistra a rifiutarsi di passare sotto queste vere e proprie forche caudine. Il problema non è tanto impedire che sia imbavagliata Rifondazione e in generale la sinistra, il problema è impedire che siano messi a tacere i bisogni dei lavoratori, dei giovani, dei pensionati, dei disoccupati che di certo non stanno molto a cuore ai poteri forti di questa regione ed al duo Loiero-Bova che guida il PD in Calabria.

La sinistra deve prendere una strada ben diversa, a partire proprio da quei concretissimi bisogni, e Rifondazione per prima deve dare il buon esempio.

Costruiamo la sinistra di alternativa in Calabria, autonoma ed indipendente dal PD.

Rompiamo con questa maggioranza. Se non ora quando?

postato da: clandestino30 alle ore 16:55 | link | commenti
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